Carlo Riva

Carlo Riva, scomparso nel 2004, ha lasciato un grande vuoto nella Fornace, luogo in cui è rimasto fino ai suoi ultimi giorni. Il maestro Riva è stato e ancora oggi rimane l’anima della fornace, che con la sua presenza spirituale ma anche fisica, ci conferisce la forze per continuare nel rispetto delle tradizioni. La sua presenza fisica, infatti la Fornace custodisce ancora numerose sue opere che ogni giorno ce lo fanno ricordare.

La Fornace Artistica si è proposta di mantenere sempre vivo nella memoria il suo ricordo, anche cercando di far conoscere a un pubblico maggiore le sue opere.
In questa sezione abbiamo allestito una piccola fotogallery dimostrativa con alcune delle numerose opere di Carlo Riva.

La Vita

Carlo Riva

Nasce a Villa Romano’ nel 1910, muore a Fornaci di Briosco (Ml) nel 2004, all’età di 94 anni.

Figlio di Rodolfo Riva, fuochista in una fornace per mattoni della zona e di Frigerio Erichetta.
Sin dall’età di sette anni, aiuta il padre in fornace “a mettere i coppi (tegole) nell’era. Essendo un lavoro esclusivamente estivo, decide di abbandonarlo dopo pochi anni per dedicarsi all’attività di intagliatore del legno.

Svolge tale mestiere fino alla chiamata alle armi che lo porta in guerra d’Africa per il regime fascista nella 5a divisione alpina Valpusteria ottenendo la croce al merito di guerra il 13 Aprile 1937.

Al termine degli impegni militari riprende il lavoro di falegname fino all’epoca della seconda guerra mondiale dove trova servizio presso la ditta Tecnomasio Italiano Brown Boveri, come modellista.

Negli anni ’50, dopo la guerra, acquista un mezzo di trasporto per il trasferimento di materiali edili necessari alla ricostruzione del paese, lavorando come autonomo insieme ai figli.

Nei primi anni ’60 rileva la FORNACE ARTISTICA dai vecchi proprietari Rebattini e Persico, con i quali già ha rapporti di collaborazione stretti in precedenza. Ha di nuovo la possibilità di riprendere il lavoro del padre che lo accompagnò in gioventù.

Inizia quindi tale attività che principalmente si fonda sulla produzione di pavimenti in cotto lombardo, mattoni, vasi e anfore di diverse dimensioni e soprattutto alla creazione di statue. Collabora con vari artisti fra i quali Enrico Mazzolani, Arrigo Minerbi, Giannino Castiglioni, Franco Lombardi, Giuseppe Scalvini, Sante Caslini, Angelo Casati, Alberto Ceppi e più recentemente, Lucio Boscardin, AngiolaTremonti, Domenico Riva, Manuela Fanelli, Roberto Fumagalli e Nando Crippa.

Nei fine settimana, fino a pochi mesi prima di morire, si diletta a creare opere d’arte esclusivamente per suo piacere personale, non amando le esposizioni che ovviamente avrebbero portato a critiche che non accettava di buon grado. L’unica soddisfazione ottenuta, grazie a sollecitazioni da parte di parenti e amici, è stata la partecipazione al concorso internazionale ‘Macchiavelli” di Firenze nel 1978, dove ottiene il premio per la scultura “Tuffo nel cuore”.

In 40 anni trascorsi in Fornace, lavora, modella l’argilla e sperimenta tutte le possibilità, lasciando ai figli una collezione che raccoglie centinaia di statue.

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