Giuseppe Scalvini

Milano 1908 – Desio(Mi) 2003

Giovane garzone del padre, artigiano stuccatore, segue i corsi serali a Brera finchè nel 1930 riesce ad aprire un proprio studio e a dedicarsi esclusivamente alla scultura. L’anno successivo espone per la prima volta a Milano e poi, con i soldi di un premio conferitogli dalla Permanente nel 1937 se ne va a Parigi, dove resta colpito dalla novità sorprendente di Guernica, allora appena dipinta da Picasso. Il riconoscimento definitivo del suo valore avviene però col duplice invito alle Biennali di Venezia del 1948 e de11954.

Le tappe del suo percorso artistico sono segnate, nel dopoguerra, dall’adesione al gruppo milanese cosiddetto 15 Borgonovo (dall’indirizzo di una nota galleria), poi al movimento realista degli Anni Cinquanta, di cui è frutto la spesso citata Mondina che riposa del 1952.

In seguito sceglie una strada più personale, con una poetica basata sull’essenzialità – attenta, come dice lui, “alle piccole miserie dell’uomo” – che gli consente di attraversare indenne le varie mode e di conquistarsi una solida posizione nel panorama della scultura italiana contemporanea.

A testimonianza di un suo legame particolare con la Brianza restano lavori nelle chiese di Verano, di Giussano e di Desio. Ma ancor più resta la sua recente decisione -presa alla bella età di 93 anni -di donare una raccolta di 35 statue alla città di Desio, ora conservate nella prestigiosa Villa Tittoni Traversi, affinché possano essere valorizzate, conservate nella loro globalità e tenute lontane da ogni tipo di logica commerciale, così come desiderava lo stesso autore.

Nel tondo in ceramica verde con s. Francesco abbiamo l’esempio di come lo scultore sappia scandire elegantemente ritmi e volumi, senza venir meno in espressione e vigoria.

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